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Dalla terza edizione di GiocAncona abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati nei locali di uno dei piu importanti edifici storici di Ancona. Ci sembra doveroso quindi, dedicare uno spazio che descriva la storia di questo luogo situato nel porto della nostra città. Lasciamo per un po' da parte la fantasia ed addentriamoci nelle nebbie della storia per riscoprire le origini e l'evoluzione di questo suggestivo edificio... |
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Prima di analizzare l’opera del Vanvitelli è opportuno tracciare un, pur breve, antefatto storico che delinei i momenti più importanti dello sviluppo del porto di Ancona. In origine scalo naturale, dovuto alla continua opera del mare, fu utilizzato commercialmente, per via della sua posizione privilegiata, dai greci che vi realizzarono un primo molo di circa cento metri. Tale approdo divenne, successivamente, una base per il mantenimento della flotta navale romana impegnata in operazioni belliche nell’Adriatico. Durante l’impero di Traiano, il molo fu prolungato di altri cento metri in direzione sud-ovest. Nel nuovo braccio venne realizzata una torre per segnali e, per l’accesso alla terra ferma fu eretto, dal senato romano (115 d.C.), un arco in onore di Traiano. Il porto mantenne sostanzialmente questo assetto fino al IX sec., subendo soltanto opere di mantenimento e parziali ristrutturazioni. Nell’anno 846, a causa delle incursioni saracene, il porto patì gravissime devastazioni restando in stato di semi-abbandono fino al X sec. Attorno al 1000, la città cominciò faticosamente a riprendersi e l’attività marinara trovò una nuova spinta. Fu questo il periodo in cui iniziò l’opera di ricostruzione che permise al porto di Ancona di diventare uno dei più importanti di tutto il medioevo. Il molo fu edificato nello stesso luogo e con la stessa struttura del precedente e si aggiunse, a lato dell’arco do Traiano, la solida ed alta costruzione detta “Torre del Gamba” (950). Nel 1250 fu eretta un’ulteriore fortificazione, il Rivellino, all’estremità del molo verso il mare aperto. Il Rivellino, la torre del Gamba e l’arsenale, con tutti i successivi ampliamenti, costituirono il sistema difensivo della città sul lato mare. Il periodo che va dal XIII al XVI sec., fu per Ancona, quello del massimo splendore economico; la città ebbe un ruolo politico e commerciale tale da porla spesso in concorrenza con la potentissima Venezia. Il porto, l’unico che mantenne attività commerciali con l’entroterra dell’Italia centrale, fu, per questa zona, la base per lo scambio delle merci per tutto il ‘300 ed il ‘400. Fu istituito un vero e proprio Statuto del Mare, per regolamentare la navigazione, il commercio e tutte le attività ad esso connesso. Il compito di far rispettare tali regole era riservato ai Capitani del Porto, ai quali, successivamente, fu demandato anche il controllo sulle contrattazioni commerciali che avvenivano nella Loggia dei Mercanti, eretta dal Comune nel ‘500. Nella zona del porto, per volere degli ufficiali di sanità, nel 1554 furono ripristinati i lazzaretti già esistenti. Queste costruzioni furono ampliate nel 1606 e nel 1626, finché nel 1633 fu decisa la costruzione di un nuovo lazzaretto. Calamità naturali e pestilenze non permisero la realizzazione del progetto e lo stesso porto subì rilevanti danni, soprattutto a causa degli smottamenti della rupe di Capodimonte. I lazzaretti esistenti e il Rivellino rovinarono in mare attorno al 1680. I traffici commerciali subirono un grosso periodo di stasi, dovuto soprattutto ai pessimi rapporti con Venezia. L’attesa di una decisa ripresa economica durò fino al 1731, anno in cui Papa Clemente XII concesse la franchigia doganale alla città di Ancona. La rinascita del commercio rese necessarie nuove opere di fondamentale importanza per l’economia del porto. Fu attuato l’ampliamento del bacino portuale, con la costruzione del Molo Clementino in prosecuzione di quello traianeo e venne decisa l’edificazione del nuovo lazzaretto, destinato alla sosta obbligata delle merci, il cui progetto fu affidato al Vanvitelli. La data della cerimonia della posa della prima pietra risale al 26 luglio del 1733. I metodi e la tecnica costruttiva usati subirono un primo e severo collaudo nel settembre dello stesso anno, quando un terribile uragano piombò sul porto e sulla città di Ancona, provocando però solo lievi danni. Una cronologia dei lavori è offerta dall’esame di due dei disegni del Vanvitelli, datati 4 giugno 1734, dove si evince che l’area del futuro cortile è ancora occupata dall’acqua ed emerge il solo nucleo centrale. I collegamenti a terra sono realizzati con un ponte a due passerelle, mentre un varco , lasciato nell’argine perimetrale, consente l’accesso all’interno dei battelli per il trasporto del materiale necessario per la formazione dell’isola e, nel contempo, per il deflusso dell’acqua man mano che procede il rinterro. Alla fine del 1736 l’opera è in una fase di avanzata realizzazione e sono concluse le opere idriche e di fognatura che, per la destinazione sanitaria dell’edificio, l’insularità e la penuria d’acqua della città avevano una particolare importanza. Fu studiato approfonditamente il sistema di raccolta delle acque piovane, con eliminazione e scarico diretto in mare di quelle provenienti dai luoghi che, per la loro destinazione, potevano essere infetti. Le differenze che emergono dall’esame dei disegni del Vanvitelli, rispetto all’effettiva realizzazione, fanno pensare ad uno studio eseguito in corso d’opera per esigenze di modifiche al progetto che, pur mantenendo inalterato l’impianto strutturale, si basava sulla ripetizione delle volte a crociera del piano terra. A suffragare la tesi dell’esistenza di un progetto originario diverso, è l’esame della medaglia commemorativa, coniata con tale precisione e dovizia di particolari da rilevare finezze di dettaglio e datata 1734. E’ plausibile che la revisione dell’opera sia dovuta all’incarico, dato al Vanvitelli da Clemente XII, per la risistemazione del porto, danneggiato dall’uragano. Perduta così la specificità di opera conclusa in sé stessa, l’edificio entra in una nuova dimensione: non più elemento autonomo e dominante, ma parte di un vasto progetto che deve, non solo ripristinare il porto di Ancona, ma riattivare lo stanco commercio e far ripartire i conti dell stato Pontificio.
Il Molo Clementino all’orizzonte e il Lazzaretto in primo piano vengono ad assumere il simbolico ruolo di apertura della città al mare. Il mare non è più portatore di insidie e sventure ma diviene strumento di ricchezza, benessere e sviluppo. Alla data del 1737 i lavori erano quasi ultimati e l’edificio era, presumibilmente, in funzione dal momento che dai registri dei tributi si deducono i dati sui proventi incamerati col deposito delle merci. La morte di Clemente XII, nel 1740, fu ulteriore elemento di ritardo e, solo nel 1743, i lavori poterono dirsi definitivamente ultimati. Da questa data e per tutto il secolo, l’edificio svolse le funzioni per le quali era stato ideato, ospitando persone e merci in quarantena (anche il Casanova, nelle sue Memorie, testimonia di un suo soggiorno al Lazzaretto di Ancona). Verso la fine del ‘700, l’edificio comincia ad essere usato come caserma ed ospedale militare. Destinato a diversi usi nel corso dell’800, nel settembre del 1860 è al centro della battaglia per la presa di Ancona. Affidato al Comune di Ancona nel 1868, per essere usato come magazzino, subisce disastrosi adattamenti nel 1884, anno in cui viene usato come raffineria per gli zuccheri. Degradato a deposito di balle di tabacco e abbandonato successivamente alla propria sorte, subisce un progressivo declino fin quasi ai nostri giorni. Parzialmente restaurato, attualmente viene utilizzato come sede di importanti mostre ed altri eventi culturali. Il futuro della struttura è ancora tutto da stabilire, ma ciò che è più importante è che non sia più consegnato all’oblio e al degrado del tempo. |
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| Bibliografia: | |
| AA.VV., ANKON, Ancona, 1992 | |
| M.Belligoni/R.Lorenzoni/M.Polverari, Ancona antica, Ancona, 1975 | |
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| G.Burattini/A.Napolitano/M.Moreschi, Ancona una città mediterranea, Ancona, 1991 | |
| P.Giangiacomi, Storia di Ancona, Ancona 1923 | |
| C.Mezzetti/F.Pugnaloni/G.Bucciarelli, Il Lazzaretto di Ancona: un’opera dimenticata, Ancona 1978 | |
| M.Natalucci, Ancona attraverso i secoli, Ancona 1960 | |
| V.Pirani, Ancona dentro le mura, Ancona 1972 | |
| G.Santini, La pianta di Ancona di Giovanni Bleu del 1663 | |